Il conflitto è padre di tutte le cose

Motivation Moves People sta preparando un training sulla gestione del conflitto.
Che cosa è, per noi, un conflitto? Perché ciò che conta è come ognuno di noi lo vive e di conseguenza lo definisce.

L’etimo della parola conflitto deriva dal latino, dal verbo cum-fligere, il quale se è inteso in senso intransitivo significa scontro, se inteso in senso transitivo significa incontro. Anche la parola conflitto ci mostra che tutto ha almeno due facce: una parola che contiene al suo interno due significati, apparentemente opposti. La parola conflitto non contiene il significato di evitare. Quante volte abbiamo sentito che anche relazioni personali sono naufragate perché il marito, la moglie evitavano lo scontro… Cosa significa questo? A noi la scelta di come viverlo: scontro o incontro?

Se diventassimo degli aikidoka (cioè praticante dell’aikido) del conflitto? Il termine Aikido è composto da tre ideogrammi che significano: (AI) armonia-amore, (KI) spirito-essenza-energia, (DO) via-metodo; la via dell’armonia attraverso l’energia è l’essenza di questa arte marziale cosiddetta morbida. ”Lo scopo dell’Aikido non è vincere sull’altro. È una via per armonizzare il mondo e farne un’unica famiglia.” Per l’aikido è chiaro che dove c’è un vincente, c’è un perdente, che cercherà di ribaltare il risultato e che, quindi, alla fine, chi vince perde.

Quante volte pensiamo che la causa del conflitto sia l’altro? E l’altro pensa che siamo noi? Siamo abituati a pensare in termini di causa-effetto. Questa logica non funziona per le persone e ancor meno se pensiamo ai conflitti. Il conflitto produce rabbia, odio, risentimento… e spesso diamo la colpa di queste emozioni e la responsabilità del nostro malessere all’altro. Vogliamo veramente rifiutarci di assumerci la responsabilità delle nostre emozioni? Non siamo forse co-creatori delle emozioni e, anche, dei conflitti? La parola emozione, dal verbo latino moveo (muovere) con il prefisso e (movimento da), significa ‘impulso ad agire’. Le emozioni hanno aiutato l’essere umano a sopravvivere e ad evolvere.

Prendiamo carta e penna e rispondiamo a queste 3 domande.

  1. Pensiamo ad una emozione che ci è capitato di sperimentare in un conflitto; descriviamola, dandole un nome (ad esempio, rabbia per essere stato offeso dal mio collega).
  2. Adesso individuiamo in quale parte del corpo sentiamo questa emozione (ad esempio, prurito alle mani, mascella serrata…).
  3. Descriviamone la forma, il calore, il peso (ad esempio, quadrata, bollente, 10kg).

Queste tre domande ci aiutano ad essere ancora più consapevoli delle nostre emozioni. Pensiamo ad emozioni come paura, disgusto, felicità, vergogna… quale parte del corpo si attiva per ogni emozione? Per ognuna di esse abbiamo una differente reazione sia fisica sia mentale. Un gruppo di ricercatori finlandesi ha costruito una mappa delle emozioni del corpo umano. La mappa (vedi immagine sopra) mostra una scala di colori che si riferisce a dove sentiamo le emozioni nel corpo a seconda del sentimento che proviamo. Ad esempio, sentiamo ovunque la felicità, la paura nel petto.

La mappa mostra le sei emozioni primarie, o di base (sopra) e sette emozioni secondarie (sotto) così come lo stato neutrale. La mappa è un modello affidabile, culturalmente universale, di come il nostro corpo reagisce ad ogni emozioni.  Come già disse Marco Aurelio nel 150 d.C. l’anima assume il colore dei suoi pensieri.

Ora che abbiamo una immagine delle emozioni, riconosciamo le emozioni come energia, e siamo consapevoli di essere co-creatori delle nostre emozioni, a noi la scelta di come muoverle. Possiamo usarle per mostrare la nostra convinzione di essere nel giusto, attaccare e mantenere vivo il conflitto, oppure possiamo riconoscere i segnali fisiologici, identificarli, connetterli con i sentimenti, con le azioni, capire anche ciò che l’altro prova ed uscire dalla logica causa effetto e reazioni automatiche.

Non possiamo eliminare od evitare il conflitto. Anzi… il conflitto è ricco di potenziale creativo. Come diceva Eraclito, il conflitto è padre di tutte le cose. Ed essendo padre di tutto, possiamo, riusciamo a vedere il conflitto come uno stimolo, una opportunità, qualche cosa di energico, appassionante, creativo e coinvolgente?

A noi la scelta di gestirlo! Per provare, simulare, migliorare la gestione del conflitto… ci vediamo in aula!

 

Tratto da:

Fragomeni Tiziana (2016). Surfando il conflitto. Franco Angeli

Nummenmaa, L., Glerean, E., Hari, R., & Hietanen, J. K. (2014). Bodily maps of emotions. Proceedings of the National Academy of Sciences, 111(2), 646-651.

Autore: Emanuela Chemolli

Emanuela dott.ssa Chemolli, Ph.D. Ha conseguito un dottorato in Psicologia delle Organizzazioni presso l’Università di Verona in collaborazione con Concordia University, John Molson School of Business (Montreal, Canada), un master in Marketing Management Territoriale (Accademia del Commercio e Turismo, Trento) e una laurea in Scienze dell’Educazione, Esperto nei processi formativi (Università di Verona). Ha esperienze lavorative sia nazionali (come trainer comportamentale, ricercatore, consulente aziendale) sia internazionali (ricercatore presso Concordia University, John Molson School of Business – Montreal, Canada; professore universitario presso il Dipartimento di Management e Imprenditorialità, Sawyer Business School, Suffolk University, Boston, USA). Membro della prestigiosa Society for Industrial and Organizational Psychology dal 2010, è esperta di motivazione al lavoro e i suoi argomenti, sviluppati sotto forma di training, consulenza e ricerca sono: Migliorare i risultati personali e aziendali attraverso programmi ad hoc inerenti a leadership e motivazione,essere manager oggi, benessere organizzativo, comunicazione (e disinformazione), felicità, stress lavoro correlato, sviluppo dei talenti e condivisione delle conoscenze, sviluppo dei team.

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