Restare prigionieri o scegliere come agire? 5 strategie per non essere sequestrati dall’Amigdala

Che cos’è l’amigdala? È una parte del cervello dell’uomo, un agglomerato di strutture interconnesse a forma di mandorla, specialista in materia di emozioni.  È proprio lei, l’Amigdala, che ci può salvare la vita (in situazioni di emergenza) per la sua capacità di reagire con tempi di reazione da primato ed è sempre lei a sequestrare il nostro cervello, prenderlo in ostaggio e farci dire qualche cosa di poco saggio, aggravare una situazione, portandoci anche alla violenza.

È l’amigdala che ci fa perdere la trebisonda (vedi 3 MODI per avere il pesce più grosso per cena), permette al Neanderthal che c’è in ognuno di noi di agire e ci fa diventare più stupidi.

Daniel Goleman ha coniato il termine ‘sequestro dell’amigdala’ (amygdala hijack) basandosi sul lavoro del neuro-scienziato Joseph LeDoux, che ha dimostrato che alcune informazioni emozionali viaggiano direttamente dal talamo all’amigdala senza passare dalla neocorteccia. Ciò provoca una forte reazione emotiva che precede un pensiero più razionale. È una risposta emozionale immediata e travolgente con una successiva realizzazione che la risposta è stata inopportuna, come se il nostro cervello pensante avesse vissuto un corto circuito.

Perché questo accade? Centinaia di migliaia di anni fa questo tipo di risposta emozionale immediata è servita ad uno scopo nobile: la sopravvivenza. Immaginiamo di essere nel bosco a raccogliere cibo per la nostra famiglia. Ad un tratto ci ritroviamo faccia a faccia con una creatura gigantesca, a quattro zampe e anche lei sta cercando uno ‘spuntino’. In questa situazione, il nostro cervello non perderebbe tempo nel pensiero razionale. Grazie al sequestro dell’amigdala avremmo preso la decisione immediatamente per migliorare le nostre chance di sopravvivenza (scappare via o combattere).

Oggi non ci ritroviamo più con questi tipi di animali a quattro zampe… abbiamo a che fare con automobilisti incapaci, capi e colleghi irresponsabili, bambini maleducati… che ci fanno perdere la trebisonda! E nel momento in cui la trebisonda è persa, da persone intelligenti diventiamo persone stupide, la nostra mente ‘si congela’ e in quel momento il nostro quoziente intellettivo si abbassa di 10-15 punti. Matthew Lieberman, un neuro-scienziato, ha trovato una relazione inversa tra l’attivazione dell’amigdala e la corteccia prefrontale (la corteccia prefrontale è implicata nella pianificazione dei comportamenti cognitivi complessi, nell’espressione della personalità, nella presa delle decisioni e nella moderazione della condotta sociale). Quando l’amigdala è all’opera, sangue e ossigeno vi affluiscono con abbondanza e l’attività nella corteccia prefrontale diminuisce. La nostra abilità di pensare viene interrotta e si verificano deficit nel prendere decisioni; infatti il sangue e l’ossigeno sono nell’amigdala anziché nella corteccia prefrontale (c’è anche il detto ‘quando una persona si arrabbia, le va il sangue al cervello’).

Restare prigionieri-sequestrati o scegliere come agire? Anche se abbiamo perso la trebisonda (cioè l’amigdala ha sequestrato il nostro pensiero) possiamo ancora scegliere. Dopotutto, le sostanze chimiche nel nostro cervello, se decidiamo di agire, non persistono – si disperderanno in tre o sei secondi. Il rimedio è quello di 1) rallentare e 2) esercitare modelli-strategie che non innescano maggiormente l’amigdala. La scienza ci dimostra che in circa sei secondi, il cervello corticale può recuperare e creare un pensiero conscio di risposta.

Come ridurre al minimo i danni derivanti dal sequestro dell’amigdala? Quali sono le strategie-modelli di aiuto?

  1. Strategia ‘Pausa di Sei Secondi’.
    Abbiamo bisogno di una pausa di sei secondi! E il cervello deve concentrarsi nel creare un pensiero corticale. Ad esempio per almeno 6 secondi focalizzarsi su un compito di matematica, o di lingua straniera, o di analisi o di altri pensieri cognitivi ad alto livello. E nel momento in cui ‘l’esercizio’ diventa “troppo semplice”, crearne uno nuovo per mantenere il cervello impegnato.
    Alcuni esempi di “Pausa di sei secondi”:

    • Nominare sei dei sette nani in ordine alfabetico.
    • Elencare sei gruppi musicali i cui nomi iniziano con la lettera “b”.
    • Elencare sei attori-attrici preferiti e i film in cui hanno recitato
    • Pensare a sei località esotiche dove vorremo svolgere un training sull’intelligenza emotiva
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  2. Strategia ‘Sei secondi per respirare’.
    6 respiri profondi, pensare a 6 cose divertenti che si vorrebbe fare durante il fine settimana o pensare a qualcosa che ci aiuterà a concentrarci su qualcos’altro fino a quando ci sentiamo più calmi.
  3. Strategia ‘Usare l’umorismo ed empatia’per neutralizzare la discussione.
    Se qualcuno ci interrompe violentemente al lavoro, possiamo pensare “A me è mai successo di interrompere qualcuno in passato?” E quando interagiamo con questo persona, scherzare un po’ e mostrare empatia quando anche qualcun’altro commette errori.
  4. Strategia ‘Individuare lo stimolo’ che ha causato il dirottamento dell’amigdala.
    Questa strategia può aiutare la persona a pensare e facendo questo mantiene la corteccia prefrontale attiva e coinvolta nel processo anziché consentire all’amigdala il controllo totale.
  5. Strategia ‘Dopo che la situazione è passata, pensare di più’.
    Se non coinvolgiamo la corteccia, l’amigdala opera con le informazioni del passato. Se riusciamo a identificare le cause scatenanti (detonatori), possiamo riflettere a mente fredda, crearci nuove strategie da usare nel momento in cui le stesse cause scatenanti dovessero manifestarsi.

Restare prigionieri-sequestrati o scegliere come agire? A noi la scelta!

 

Bibliografia
https://www.veterinaryteambrief.com/article/retrain-your-brain-learn-amygdala-hijack

https://www.psychologytoday.com/blog/leading-emotional-intelligence/201104/where-did-my-iq-points-go

https://www.psychologytoday.com/files/attachments/51483/handling-the-hijack.pdf

Autore: Emanuela Chemolli

Emanuela dott.ssa Chemolli, Ph.D. Ha conseguito un dottorato in Psicologia delle Organizzazioni presso l’Università di Verona in collaborazione con Concordia University, John Molson School of Business (Montreal, Canada), un master in Marketing Management Territoriale (Accademia del Commercio e Turismo, Trento) e una laurea in Scienze dell’Educazione, Esperto nei processi formativi (Università di Verona). Ha esperienze lavorative sia nazionali (come trainer comportamentale, ricercatore, consulente aziendale) sia internazionali (ricercatore presso Concordia University, John Molson School of Business – Montreal, Canada; professore universitario presso il Dipartimento di Management e Imprenditorialità, Sawyer Business School, Suffolk University, Boston, USA). Membro della prestigiosa Society for Industrial and Organizational Psychology dal 2010, è esperta di motivazione al lavoro e i suoi argomenti, sviluppati sotto forma di training, consulenza e ricerca sono: Migliorare i risultati personali e aziendali attraverso programmi ad hoc inerenti a leadership e motivazione,essere manager oggi, benessere organizzativo, comunicazione (e disinformazione), felicità, stress lavoro correlato, sviluppo dei talenti e condivisione delle conoscenze, sviluppo dei team.

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